Due Guerre Mondiali e milioni di morti: era necessario partire da qui, dalle macerie delle guerre per arrivare a quello che siamo oggi: uno spazio di pace, prosperità, solidarietà e stabilità. Per impedire il verificarsi di altre guerre fratricide si decise che le due più importanti risorse dell’industria bellica, il carbone e l’acciaio, sarebbero diventate per la prima volta nella storia strumenti di integrazione e quindi di pace. In che modo? Garantendo, per i Paesi che avessero sottoscritto il Trattato, la loro la libera circolazione e il libero accesso alle fonti di produzione. Oltre ad impedire un riarmo segreto a tutte le nazioni firmatarie, il Trattato – questo il nodo cruciale- avrebbe posto fine alla storica rivalità tra Germania e Francia, in continua guerra tra loro, anche per le dispute territoriali per il controllo delle ricchezze minerarie della Regione della Ruhr e della Saar.
L’impianto dei Trattati lo si deve al Ministro degli esteri francese Robert Schuman e Jean Monnet, che fu il maggior ispiratore della “Dichiarazione Schuman” del 9 maggio 1950: “L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo”.