Il progetto europeo, da sempre oggetto di attacchi esterni, rischia una delegittimazione interna sul terreno di un principio fondamentale delle democrazie occidentali: lo stato di diritto. È un capitolo nevralgico quello che ci ha offerto l’Europa in questi giorni, con il veto di Ungheria e Polonia al prossimo bilancio europeo e al conseguente accesso ai fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund).
I due Paesi vogliono imporre che non si subordini l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto. Potrebbe sembrare surreale ad un cittadino italiano, francese o tedesco perché questo principio è consolidato. Ma in questi giorni abbiamo avuto la rappresentazione plastica di come per alcuni Paesi un principio di tale portata non solo non è scontato ma viene persino rifiutato.
L’Ungheria e la Polonia con il loro veto stanno facendo pesare la loro posizione perché la decisione deve essere presa all’unanimità. Le diplomazie europee si stanno già muovendo per adottare un compromesso che non faccia apparire nessuna delle due parti in una posizione di arretramento rispetto a quella iniziale. Attendendo l’esito di questo ennesimo braccio di ferro in seno all’Unione, che segue quello poco edificante avvenuto tra Paesi rigoristi e mediterranei per il Recovery Fund, sarebbe necessaria una riflessione che vada oltre gli aspetti economici e che molti analisti hanno sottolineato in questi
Se è vero che la politica internazionale ha le sue regole, la recente telefonata tra il Presidente americano Trump e il Capo di Stato cinese Xi Jinping – durante la quale è stata ribadita la necessità di cooperare insieme nella lotta al coronavirus- non deve dare l’illusione che le ostilità tra i due Paesi si siano sopite.
È vero il contrario; i prossimi mesi saranno caratterizzati da una forte competizione. Questo perché mentre la Cina si appresta ad uscire dall’emergenza sanitaria, gli Stati Uniti sono nel bel mezzo della tempesta: il 27 marzo hanno superato l’Italia e la Cina per numero di persone infette da covid-19,