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CHOBANI, LO YOGURT COME METAFORA DEL NUOVO MONDO

  • Leonilde Gambetti
  • News
  • Read 522 times Last modified on Mercoledì, 23 Settembre 2020 10:51

La pandemia ha rappresentato una grande sfida per tutti. Fermarci in ogni settore, come totalità del Pianeta, ha costretto ognuno di noi a guardarci dentro e ci ha invitato a non considerare la pausa forzata come tempo perso, ma come tempo di qualità per cambiare. Come il latte che, involontariamente, migliaia di anni fa, entra in contatto con dei microrganismi e fermentando, casualmente si scopre lo yogurt, ora diffuso e apprezzato per le sue caratteristiche benefiche.

Sembra una metafora. Il latte è il mondo che conoscevamo fino a gennaio 2020. I microrganismi sono la pandemia. Lo yogurt è il nuovo mondo, nato dalla fermentazione, dal ripensamento di un sistema che forse ora non è più sostenibile. Questa è la storia che può insegnarci Hamdi Ulukaya, CEO della Chobani, azienda leader negli Stati Uniti nella produzione di yogurt. Hamdi Ulukaya è un immigrato, figlio di umili pastori curdi, cresciuto nel piccolo caseificio di famiglia nelle montagne della Turchia orientale e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1994. Qui studia l'inglese, frequentata corsi di business all'Università di Albany e per mantenersi lavora come dipendente in una fattoria.

 

 

 

 

Nel 2005 acquista a South Edmeston, New York, un caseificio in fallimento della Kraft e nel giro di pochi anni ne fa la più importante azienda americana del settore. Oggi è miliardario, patrimonio stimato da Forbes in circa 2 miliardi di dollari, e nel suo recente TED talk intitolato “il Playbook anti-CEO" ripensa le regole delle imprese per mettere le persone al di sopra dei profitti. Il nuovo manuale aziendale "Anti-CEO Playbook" indica una strada: prendersi cura dei dipendenti, prendersi cura della propria comunità, essere responsabile nei confronti dei consumatori e non dei consigli di amministrazione.

I punti chiave del manuale "anti-Ceo" sono gratitudine, comunità, responsabilità. Gratitudine perché i business book, secondo Hamdi Ulukaya, non dovrebbero più occuparsi di massimizzare il profitto per gli azionisti, ma prima di tutto prendersi cura dei propri dipendenti. Lo dice dopo che nel 2016 ne ha dato un esempio eclatante, condividendo gli utili cospicui della sua azienda con i suoi dipendenti e cedendo loro una parte della ricchezza che ha costruito in 10 anni. "Il mio sogno di una vita è diventato realtà: condividere Chobani con le 2mila persone che hanno contribuito a crearla", scriveva Ulukaya su Twitter. "Non si tratta di un dono.

È una mutua promessa di lavorare insieme per uno scopo e con una responsabilità comuni. Per proseguire a creare qualcosa di speciale e con un valore duraturo". Comunità alle quali le aziende non dovrebbero chiedere "Che tipo di agevolazioni fiscali e incentivi puoi darmi?" ma "Come posso aiutarti?". Soprattutto se parliamo di comunità in difficoltà, come sovente capita in questa fase storica. Ulukaya, infatti, ha creato una industria in un luogo del tutto inospitale per una azienda e ne ha segnato positivamente il destino, facendone una comunità migliore, dove sorgono nuove scuole, nuove aziende alimentari e nuovi posti di lavoro. Responsabilità, perché le imprese devono scegliere da che parte stare, anche politicamente, ed essere conseguenti. E' per questo che ha assunto nella sua azienda rifugiati e immigrati senza lavoro.

 

 

Riprendendo un concetto espresso da Sophie Floreani, Presidente e fondatrice di Ara & Co, nella recente web live conference organizzata da Iacovelli & Partners sul tema della burocrazia, nella nuova era più che i governi sono le aziende a poter introdurre il cambiamento di cui abbiamo bisogno, correndo avanti alla politica e costringendola ad inseguire. Anticipandola. Vale per la parità salariale, per l'integrazione, per i cambiamenti climatici e molto altro.

Secondo Hamdi Ulukaya “Se sei corretto con le tue persone, se sei corretto con la tua comunità, se il tuo prodotto è quello giusto, allora sarai più redditizio, sarai più innovativo, avrai persone più appassionate che lavorano per te e una comunità che ti supporta nella tua attività”.

Leonilde Gambetti

 

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