Il progetto europeo, da sempre oggetto di attacchi esterni, rischia una delegittimazione interna sul terreno di un principio fondamentale delle democrazie occidentali: lo stato di diritto. È un capitolo nevralgico quello che ci ha offerto l’Europa in questi giorni, con il veto di Ungheria e Polonia al prossimo bilancio europeo e al conseguente accesso ai fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund).
I due Paesi vogliono imporre che non si subordini l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto. Potrebbe sembrare surreale ad un cittadino italiano, francese o tedesco perché questo principio è consolidato. Ma in questi giorni abbiamo avuto la rappresentazione plastica di come per alcuni Paesi un principio di tale portata non solo non è scontato ma viene persino rifiutato.
L’Ungheria e la Polonia con il loro veto stanno facendo pesare la loro posizione perché la decisione deve essere presa all’unanimità. Le diplomazie europee si stanno già muovendo per adottare un compromesso che non faccia apparire nessuna delle due parti in una posizione di arretramento rispetto a quella iniziale. Attendendo l’esito di questo ennesimo braccio di ferro in seno all’Unione, che segue quello poco edificante avvenuto tra Paesi rigoristi e mediterranei per il Recovery Fund, sarebbe necessaria una riflessione che vada oltre gli aspetti economici e che molti analisti hanno sottolineato in questi
La pandemia ha rappresentato una grande sfida per tutti. Fermarci in ogni settore, come totalità del Pianeta, ha costretto ognuno di noi a guardarci dentro e ci ha invitato a non considerare la pausa forzata come tempo perso, ma come tempo di qualità per cambiare. Come il latte che, involontariamente, migliaia di anni fa, entra in contatto con dei microrganismi e fermentando, casualmente si scopre lo yogurt, ora diffuso e apprezzato per le sue caratteristiche benefiche.
Sembra una metafora. Il latte è il mondo che conoscevamo fino a gennaio 2020. I microrganismi sono la pandemia. Lo yogurt è il nuovo mondo, nato dalla fermentazione, dal ripensamento di un sistema che forse ora non è più sostenibile. Questa è la storia che può insegnarci Hamdi Ulukaya, CEO della Chobani, azienda leader negli Stati Uniti nella produzione di yogurt. Hamdi Ulukaya è un immigrato, figlio di umili pastori curdi, cresciuto nel piccolo caseificio di famiglia nelle montagne della Turchia orientale e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1994. Qui studia l'inglese, frequentata corsi di business all'Università di Albany e per mantenersi lavora come dipendente in una fattoria.
"Non abbiamo poco tempo,ma ne abbiamo perduto molto. Abbastanza lunga è la vita e data con larghezza per la realizzazione delle cose più grandi,se fosse tutta messa a frutto", Seneca, da "La brevità della vita".
Giulia Maria Crespi è scomparsa,all'età di 97 anni, lo scorso 19 Luglio.
Dalla vita ha ricevuto molto e ,in un tragico ruolo delle parti, la vita le ha sottratto affetti importanti. Ha sempre dichiarato: "Chi ha avuto molto,deve dare molto."
Le qualifiche professionali, alle volte, possono risultare fuorvianti. Giulia Crespi è stata un'imprenditrice, un'editrice e tra i fondatori, nel 1975, del Fondo Ambiente Italiano (Fai) Erede unica di una dinastia di imprenditori tessili, i Crespi d' Adda.
Una famiglia lombarda che, agli inizi del Novecento, possedeva la maggioranza delle quote azionarie del "Corriere della Sera". E, tra il 1962 e il 1974, in anni non facili per la vita politica e sociale del Paese,Giulia Maria Crespi, quarantenne, ha gestito il più importante quotidiano nazionale. Sotto la sua amministrazione, sulle pagine del "Corriere della Sera",ha trovato spazio Pier Paolo Pasolini (con i suoi " scritti corsari"), così come Antonio Cederna ha divulgato il credo ambientalista.
L'editrice, da una posizione di forza, ha sfidato il potere. Amici e detrattori l'hanno definita: "zarina", "testarda", "riluttante ai compromessi","autoritaria", "battagliera","scorbutica","sognatrice" e "romantica". Il giornalista Ferruccio de Bortoli ha ricordato così Giulia Crespi:"Ho visto ministri, banchieri, industriali di fama abilmente messi sull' attenti da una donna minuta, gracile, ma innervata da una volontà di ferro." È certo che Giulia Maria Crespi si è formata sotto le ali
A Ottobre 2018 una tempesta di pioggia e vento si abbatte sulle Dolomiti devastando intere foreste. I comuni colpiti sono 494, in quattro regioni diverse, Lombardia, Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige.
Un disastro ambientale di vastissimi proporzioni. L'hanno chiamata tempesta Vaia. La stima degli alberi abbattuti si aggira intorno ai 42 milioni, fra questi anche alberi di larice e abete rosso, il cui legno era usato per la costruzione dei violini Stradivari, famosi in tutto il mondo.
La corsa contro il tempo per recuperare il pregiatissimo legno che, se lasciato a terra per un periodo troppo lungo sarebbe infestato da parassiti, funghi e muffe e reso quindi inutilizzabile, ha visto nascere diversi progetti.
Uno di questi scaturisce da un ricordo di infanzia: un nonno che regala al nipotino un piccolo amplificatore costruito col legno del luogo.
Quel bambino ora è un giovane trentino che non si rassegna alla distruzione dei boschi. Si chiama Federico Stefani e insieme a due amici, Paolo Milan, conosciuto all’Università di Ferrara, e il catanese Giuseppe Addamo, incontrato al Festival di Impresa di Vicenza, ha dato vita alla start up "Vaia Cube".
"Ho visto finalmente Ravenna e tutte le mie aspettative erano nulla di fronte alla realtà. Sono i mosaici più belli e formidabili che io abbia mai visto. Non sono soltanto mosaici, ma vere e proprie opere", Vassily Kandinsky (1866/1914), pittore e teorico russo.
Petrolifera Italo Rumena, impresa ravennate, il 24 Maggio 2020 ha compiuto cento anni.
L'impresa fu fondata da Cesare Ottolenghi per importare il petrolio estratto in Romania (la nazione,negli anni Venti,era una delle maggiori esportatrici di petrolio) ed esportare i tessuti italiani.
La società iniziò la propria attività nella zona di Porto Corsini,a Ravenna, utilizzando alcuni hangar e serbatoi già serviti agli idrovolanti statunitensi durante il primo conflitto mondiale. L'azienda opera nel comparto dello stoccaggio,movimentazione e distribuzione di rinfusi liquidi e prodotti solidi. Per dirla semplice: petrolio, alcol etilico e prodotti alimentari, chimica.
Inoltre l' azienda,nel corso degli anni, ha diversificato le attività, estendendosi alla logistica integrata e all'immobiliare, alla progettazione di un deposito costiero in Italia di Gas Naturale Liquefatto nel porto di Ravenna.
Una foto in bianco e nero ritrae una bambina. Colpisce lo sguardo profondo e il sorriso dolce e timido. È bellissima.
Poi ci si avvicina meglio e lo sguardo cade su un dettaglio a cui non si aveva fatto caso in un primo momento: la bambina sorridente ha una forma di disabilità che l’ha privata del braccio.
Non è la prima cosa che si nota ma l’ultima. E soprattutto, nulla toglie alla bellezza e purezza della foto. Ecco, se si volesse riassumere in poche parole il significato del progetto fotografico “Quindi Per Cento “ di Christian Tasso, si potrebbe riassumere così.
Quindici è la percentuale di persone con disabilità nel mondo. E Christian Tasso, parte di quel mondo ce lo racconta. Italia, Ecuador, Romania, Nepal, Germania, Albania, Cuba, Mongolia, India, Irlanda, Svizzera, Kenya e Cambogia; cornici diverse per rappresentare attraverso diversi scatti in bianco e nero la verità di chi convive con una malattia, fisica
"La passione di raccogliere oggetti è antica come l'uomo stesso, ma gli stimoli e i piaceri che ne derivano sono vari come vario è l'interesse per l'arte".
Da "I grandi collezionisti americani. Dagli inizi a Peggy Guggenheim", di Aline B.Saarinen Claudio Cerasi, imprenditore e collezionista di opere d'arte, è scomparso lo scorso 20 Aprile.
L'imprenditore romano ha iniziato a lavorare nell'impresa familiare, la Società Appalti e Costruzioni (SAC), nella prima metà degli anni Cinquanta. L'impresa di costruzioni ha realizzato importanti opere di edilizia.Tra le tante indichiamo il MAXXI di Roma, su progetto di Zaha Hadid, il Teatro dell' Opera di Firenze e la sede dell' Agenzia Spaziale Italiana. Nel 2002 l'impresa della famiglia Cerasi ha vinto la gara per la riqualificazione di Palazzo Merulana, un edificio dei primi del Novecento - per molti anni abbandonato e in parte distrutto - di proprietà del Comune di Roma (già sede dell'Ufficio di
Di Fabrizio Andreoli
Nei mesi del Coronavirus si parla e si scrive in merito alla vita quotidiana - individuale, collettiva - che non sarà più come prima.
E si discute come se l'epidemia si fosse manifestata in una età dell'oro, un'età in cui non vi erano ingiustizie, povertà, malattie, terremoti e guerre.
I conflitti armati non risentono della presenza dell' epidemia: Libia, Siria, Yemen.
In queste aree del mondo - e ve ne sono molte altre - non è consentito alle donne e agli uomini di ragionare riguardo alla vita quotidiana prima e dopo il Coronavirus. Le guerre non si fermano. Persone uccise, edifici rasi al suolo, siti ambientali e patrimoni artistici distrutti.
l Cairo è considerata una delle capitali più congestionate del mondo.
Il boom demografico ha portato la popolazione della città dai 2,5 milioni di persone presenti nel 1950 a circa 20 milioni di persone attuali.
Sarebbe questo uno dei motivi che hanno indotto il governo alla costruzione di una nuova "capitale finanziaria", una smart city nata a 40 km dal Cairo, all'insegna della tecnologia e dell'innovazione. La costruzione dell'imponente insediamento è partita nel 2015 su progetto dello studio di architettura americano Skidmore Owings e Merrill (SOM) e dovrebbe essere completata verso la metà di questo decennio.
La maggior parte dei cittadini ha dimostrato di saper affrontare con grande senso di responsabilità questi lunghi giorni di quarantena.
Responsabilità e dignità che non sono scontate ; a questo proposito preferisco vivere in un Paese in cui ci si organizza per cantare sui balconi di casa piuttosto che in uno in cui i cittadini scendono con le armi in mano contro il lockdown come è avvenuto in Michigan. La scia di dolore che il coronavirus ha creato è una ferita che richiederà tempo per essere cicatrizzata. I cittadini hanno fatto la loro parte. La politica ora è chiamata a dare delle risposte e a fornire strumenti adeguati.
Quello a cui stiamo assistendo invece è una profonda crisi nella catena di comando. Gli alleati di governo non hanno una linea comune sul pacchetto di misure economiche da adottare a livello europeo, a dimostrazione che la convivenza tra un partito europeista e uno che affonda le proprie radici nel populismo