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PROGETTO QUINDICI PER CENTO

  • Corinna Maci
  • News
  • Read 672 times Last modified on Lunedì, 25 Maggio 2020 15:29

Una foto in bianco e nero ritrae una bambina. Colpisce lo sguardo profondo e il sorriso dolce e timido. È bellissima.

Poi ci si avvicina meglio e lo sguardo cade su un dettaglio a cui non si aveva fatto caso in un primo momento: la bambina sorridente ha una forma di disabilità che l’ha privata del braccio.

Non è la prima cosa che si nota ma l’ultima. E soprattutto, nulla toglie alla bellezza e purezza della foto. Ecco, se si volesse riassumere in poche parole il significato del progetto fotografico “Quindi Per Cento “ di Christian Tasso, si potrebbe riassumere così.

Quindici è la percentuale di persone con disabilità nel mondo. E Christian Tasso, parte di quel mondo ce lo racconta. Italia, Ecuador, Romania, Nepal, Germania, Albania, Cuba, Mongolia, India, Irlanda, Svizzera, Kenya e Cambogia; cornici diverse per rappresentare attraverso diversi scatti in bianco e nero la verità di chi convive con una malattia, fisica

o mentale, ma che non accetta di essere etichettato come disabile. Siamo persone, sembra che ci sussurrino, non disabili.

Le foto li ritraggono in momenti di vita quotidiana e, come ha raccontato l’ideatore del progetto, la scelta di come ritrarli è frutto di un dialogo tra lui e loro, in modo da fare arrivare la loro voce. In queste foto la disabilità passa in secondo piano, anche quando è fisica, perché quello che arriva è l’umanità dei volti, i sorrisi, i gesti, il lavoro, la dolcezza, la fatica. Non c’è spazio per la disabilità che resta sullo sfondo senza diventare protagonista. Henri Cartier -Bresson diceva che quello che un buon fotografo deve fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio. Questi scatti lo fanno con una potenza che non vuole suscitare sensazionalismo ma il suo contrario: ci restituiscono la forza della normalità, la bellezza della diversità che è sempre una risorsa e mai un limite.

Spesso, invece, nella vita di tutti i giorni, una persona disabile è una persona emarginata. Marginalità e isolamento possono essere anche conseguenza di atteggiamenti che in un primo momento non ci verrebbe da condannare; la verità invece è che ci si può sentire emarginati anche quando suscitiamo pena e compassione, quando il pregiudizio assume le forme del pietismo, e negli occhi di chi guarda si smette di essere persone e si diventa un problema o fonte di turbamento.

Questi scatti restituiscono la dimensione più vera di queste persone che non chiedono altro che essere considerate persone e non disabili. Vengono in mente le parole di Ezio Bosso durante una sua partecipazione televisiva: “Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Direttore d’orchestra, compositore e pianista. La sua disabilità è una malattia neurodegenerativa diagnosticata nel 2011 che lo ha portato via qualche giorno fa all’età di 48 anni. Un artista che è riuscito con la sua arte a gridare un messaggio che spesso non viene ascoltato: “ Io non sono la mia disabilità”. E noi “sani” siamo quelli con una disabilità del cuore e della mente, ma non la vediamo; proviamo compassione nella maggior parte dei casi e ringraziamo di non essere come loro.

Perché essere come loro ci spaventa. Abbiamo paura di riconoscerci in loro. Noi e loro: questa è la barriera da abbattere.

Questo progetto sarà al centro di una mostra nella cornice di Palazzo Merulana e vuole essere un tassello di un processo che deve portare ad abbattere questa barriera. 50 opere in cui Christian Tasso ci restituisce scatti in cui si celebra la bellezza della diversità in bianco e nero. Una bellezza senza tempo, quella dell’inclusione, che si fatica a cogliere.

Corinna Maci

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