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L’Italia e il peso della politica nelle decisioni

  • Corinna Maci
  • News
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La maggior parte dei cittadini ha dimostrato di saper affrontare con grande senso di responsabilità questi lunghi giorni di quarantena.

Responsabilità e dignità che non sono scontate ; a questo proposito preferisco vivere in un Paese in cui ci si organizza per cantare sui balconi di casa piuttosto che in uno in cui i cittadini scendono con le armi in mano contro il lockdown come è avvenuto in Michigan. La scia di dolore che il coronavirus ha creato è una ferita che richiederà tempo per essere cicatrizzata. I cittadini hanno fatto la loro parte. La politica ora è chiamata a dare delle risposte e a fornire strumenti adeguati.

Quello a cui stiamo assistendo invece è una profonda crisi nella catena di comando. Gli alleati di governo non hanno una linea comune sul pacchetto di misure economiche da adottare a livello europeo, a dimostrazione che la convivenza tra un partito europeista e uno che affonda le proprie radici nel populismo

e che è da sempre refrattario all’Unione europea è un’anomalia il cui prezzo può essere molto alto in un momento in cui l’Italia si deve presentare unita al prossimo Consiglio europeo.

C’è poi un problema legato al nostro assetto istituzionale e che con l’emergenza sanitaria è esploso: regioni e governo centrale continuano, dopo un pericoloso gioco di accuse reciproche e tentativi di fughe in avanti, a non collaborare. L’assetto istituzionale prevede una serie di materie concorrenti Stato – Regioni, tra cui quella in materia di salute, mentre lo Stato ha competenza esclusiva in tema di ordine pubblico, sicurezza, tutela ambientale e profilassi internazionale.

Il rischio è quello di trovarsi di fronte a casi di intrecci di competenze, e la tentazione di alcune Regioni potrebbe essere quella di sollevare un conflitto davanti alla Corte Costituzionale. Non abbiamo bisogno di questo. Infine, stiamo assistendo allo scontro tra un’(errata) idea di scienza e politica. Il metodo scientifico non è certezza dei dati o una verità assoluta che si palesa e di cui dobbiamo semplicemente prendere atto. Quindi chiedere alla scienza di darci risposte certe è profondamente sbagliato e genera solo l’illusione che la politica debba ratificare un dato certo. La classe politica invece è chiamata a prendere decisioni – drammatiche a volte- ma non può delegare qualcuno a farlo per lei. E qui veniamo al punto: il continuo proliferare di comitati tecnici e task force può rappresentare un problema per la classe politica.

La politica per definizione è scelta. Il rischio è che si creino troppi centri decisionali, troppi pareri, troppe voci che anziché fare chiarezza restituiscano un quadro ancora più incerto. Si tratta di decisioni che dovranno guidare e condizionare la vita di milioni di persone. In un tutti contro tutti verrebbe meno il senso del bene comune di cui la politica è chiamata a fare una sintesi e non certamente una voce tra le tante.

Corinna Maci

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