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Qui Doha - 22 Aprile 2020. Corona virus farà cambiare le politiche energetiche?

  • Augusto Coriglioni
  • News
  • Read 798 times Last modified on Lunedì, 27 Aprile 2020 12:53

In questo periodo in cui il Covid19 ha monopolizzato ogni forma di informazione e comunicazione, alcuni giornali e notiziari hanno segnalato che in diverse aree del globo i valori di inquinamento ed emissioni (tecnicamente GHG – greenhouse gas emissions al 75/80% ossido di carbonio) hanno, per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009, registrato sensibili riduzioni. Le severe restrizioni alle attività industriali, a viaggi e spostamenti sono la principale causa; non dobbiamo altresì sottovalutare l’andamento delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali.

Esperti ed analisti di mercato si interrogano, esprimono opinioni, redigono studi e report:

quali saranno le implicazioni globali del coronavirus sul settore energetico e sulle politiche ambientali? Rimodellerà l’industria del gas? L’industria del petrolio saprà sopravvivere alla sfida più grave dagli inizi del ventunesimo secolo quando circa il 90% del fabbisogno di combustibile era soddisfatto dall’oro nero? Questa esperienza aiuterà a “salvaguardare” il clima del pianeta? Non saremo certo noi, non abbiamo le capacità e le competenze, a dare la riposta certa a tutti questi interrogativi; desideriamo però tracciare la evoluzione del pensiero e delle analisi nelle ultime 10 settimane.

Metà febbraio 2020 -Covid19 un problema cinese con qualche evidenza in Europa- Gli analisti notavano che l’offerta di gas (come quella del petrolio del resto) era eccessiva rispetto alla domanda ma che comunque, nonostante la riduzione del prezzo collegato a quello del petrolio, ci sarebbero stati forti investimenti, spesso supportati dai Paesi produttori, per favorire la distribuzione e l’utilizzo di LNG indubbiamente risorsa meno inquinante. Nel 2018 diversi Paesi hanno iniziato ad importare LNG ma già ad inizio 2020 le importazioni hanno avuto una flessione - nonostante il prezzo estremamente favorevole - principalmente a causa della comparsa del coronavirus in Cina. Introiti ridotti per i produttori da una parte e necessità di investimenti d’altra, consentiranno di attuare la transizione energetica da carbone e petrolio a gas?

Metà Marzo 2020 -Covid19 ha colpito gravemente l’Europa e compare in USA- Lo scenario era già mutato: nel registrare la riduzione delle emissioni non si poteva fare a meno di evidenziare che avveniva a costo di migliaia di decessi, disoccupazione senza precedenti e drammatica crisi economico/finanziaria. Il mondo ha bisogno di funzionare anche solo per alimentare la popolazione, combattere la povertà e sviluppare ricerca scientifica necessaria ad affrontare emergenze come Covid19.Potrebbero, almeno nel breve/medio periodo, mancare le risorse economiche per favorire lo sviluppo, ed utilizzo, delle fonti energetiche alternative. E non è detto saranno disponibili quelle per incrementare l’utilizzo del gas. I Governi potrebbero “perdere di vista” il tema del climate challenge per indirizzare tutti gli sforzi a riavviare industrie e mercati così duramente provati. Insomma la riduzione delle emissioni non è “necessariamente una buona cosa” e forse non una priorità in questo periodo. Il peso di consumatori quali Cina e Sud Corea, le controversie ancora in atto per il prezzo del petrolio in sede OPEC e tra Arabia Saudita e Russia, nonché l’atteso supporto dell’amministrazione Trump alla industria petrolifera USA, potrebbero favorire il petrolio e forse anche il carbone. E l’Europa dovrà rivedere le proprie posizioni con questi attori nonché con i grandi produttori mediorientali. La transizione “verde”, che non si può dire essere stata una priorità per Cina, USA e Russia, probabilmente sarà congelata anche in una Europa così divisa in questi momenti ed impegnata a sopravvivere alla recessione. Si può forse immaginare un aumento di domanda di LNG ma non sorprenderebbe l’incentivo alla offerta di petrolio favorito, come detto, da prezzo basso, crescente competizione tra i produttori nonché dalle difficoltà di stoccaggio a lungo termine.

Consumiamo gas a casa, anche se non possiamo utilizzare l’auto o volare (dipendenti dal petrolio), ma la chiusura di Aziende, bar e ristoranti impatta anche il consumo di gas;a breve le temperature primaverili e poi estive nell’emisfero nord, ridurranno ulteriormente i consumi. LNG dunque, meno inquinante del petrolio, subirà ancora nel 2020 riduzione di domanda e prezzi ma potrebbe rappresentare una soluzione a medio termine per non cancellare del tutto le politiche ambientali dalle agende governative, e non sarebbe poco. Non a caso i maggiori produttori stanno aumentando le capacità di stoccaggio e distribuzione anche se ben consci che i contratti di fornitura andranno rivisti per durata e condizioni economiche: Covid ha insegnato che ci sono crisi imprevedibili e che può essere molto difficile programmare a lungo termine.

Metà Aprile 2020 - Covid19 è definitivamente una emergenza globale- Tornando alle prime righe di queste nostre riflessioni, dobbiamo riportare che esperti, Agenzie Governative, Associazioni di settore ci ricordano che l’industria estrattiva è troppo grande per fallire, che ha sempre nel corso degli anni risposto nelle situazioni difficili, che è motore e “driver” indispensabile per il mondo industrializzato e che grazie alle esperienze e competenze potrà guidare la transizione verso un nuovo modello energetico a basse emissioni.

Vi ricorda qualcosa? Il 12 Aprile in sede OPEC è stato raggiunto l’accordo per una riduzione della produzione di quasi 10 milioni di barili/giorno (per maggio e giugno poi si vedrà); principali protagonisti della trattativa sono stati Arabia Saudita, Russia e Messico con la mediazione degli USA. Il prezzo del petrolio è immediatamente risalito e l’Amministrazione Trump ha espresso soddisfazione per i posti di lavoro che saranno salvaguardati nell’industria petrolifera. Come scrivevamo prima è piuttosto difficile che nella gestione delle fasi successive alla prima emergenza sanitaria i Governi si occupino dei cambiamenti climatici e quindi di fonti rinnovabili ed energie alternative. E’ possibile, ed auspicabile, che nei prossimi anni sia comunque attuata la transizione da petrolio/carbone a gas poiché due degli attori principali delle recenti vicende OPEC – Russia e USA - sono anche produttori di gas.

Dal 1 Gennaio 2019 il Qatar non è più parte di OPEC: a fronte di una modesta produzione di petrolio, il Paese del Golfo è il maggior produttore di LNG e sembra avere una chiara visione per il consolidamento della propria posizione favorendo e supportando investimenti per la distribuzione e l’utilizzo del gas.

20-21 Aprile 2020 -Si dibatte di Covid19 fase 2-L’accordo in sede OPEC non ha convinto gli investitori ed il prezzo del petrolio è in caduta libera come mai, neanche gli esperti, avrebbero potuto immaginare: il prezzo è sceso sotto zero (il WTI è tornato positivo nelle ultime ore ma ha fallito il rimbalzo) per l’eccesso di produzione e il calo dei consumi che hanno creato seri problemi di stoccaggio. Si tratta di una questione tecnica che nello specifico è correlata a forniture per maggio e alla capacità del deposito di Cushing in Oklahoma: ci si è resi conto troppo tardi dell’impossibilità di prenotare spazio di stoccaggio. Quindi basso prezzo per i contratti a breve - chi produce pagherebbe chi lo va a prendere - e, ancora una volta, una scommessa per le forniture da settembre in avanti. L’amministrazione Trump starebbe valutando un “sussidio alla non produzione” per i trivellatori statunitensi e di bloccare le importazioni di greggio dall’Arabia Saudita, Paese tradizionalmente amico, per evitare così di aumentare gli stock di greggio.

Altra preoccupazione, nell’incertezza di quanto possa essere rapida la ripresa dell’economia, è la capacità del Regno Saudita nel resistere ad una pressione che potrebbe durare alcuni mesi: le finanze di Ryad rappresentano un reale supporto a diversi piani di investimento. L’industria estrattiva si trova a dover affrontare una crisi neanche immaginabile all’inizio di questa nostra narrazione. In conclusione si può ritenere che nel 2020 anche la domanda di gas scenderà ancora, che la mancanza di risorse finanziarie ridurrà il numero di progetti di trasformazione attuabili e che sarà necessario trovare, quanto prima, nuovi equilibri nel complesso sistema che regola i rapporti tra fornitori ed acquirenti: tra questi ultimi la Cina in primo piano, tra i primi Qatar, Russia e USA saranno i protagonisti. L’Europa ? Un disomogeneo e disunito gruppo di consumatori con scarso potere negoziale che forse potrebbe beneficiare di prezzi così ridotti. Il Gran Maestro di scacchi Savielly Tartakower diceva che la tattica è sapere cosa fare quando c’è qualcosa da fare, la strategia è sapere cosa fare quando non c’è più nulla da fare. Con la sfida che l’intera umanità sta affrontando in questo periodo, ed in quelli a venire, avremo bisogno, in campo finanziario , economico , sociale ed anche in campo energetico e ambientale, di eccellenti tattici e probabilmente di più competenti strateghi. Emissioni e clima? Torneranno in agenda tra qualche tempo, forse.

 

Augusto Coriglioni

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