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Due Guerre Mondiali e milioni di morti: era necessario partire da qui, dalle macerie delle guerre per arrivare a quello che siamo oggi: uno spazio di pace, prosperità, solidarietà e stabilità. Per impedire il verificarsi di altre guerre fratricide si decise che le due più importanti risorse dell’industria bellica, il carbone e l’acciaio, sarebbero diventate per la prima volta nella storia strumenti di integrazione e quindi di pace. In che modo? Garantendo, per i Paesi che avessero sottoscritto il Trattato, la loro la libera circolazione e il libero accesso alle fonti di produzione. Oltre ad impedire un riarmo segreto a tutte le nazioni firmatarie, il Trattato – questo il nodo cruciale-  avrebbe posto fine alla storica rivalità tra Germania e Francia, in continua guerra tra loro, anche per le dispute territoriali per il controllo delle ricchezze minerarie della  Regione della Ruhr e della Saar.

L’impianto dei Trattati lo si deve al Ministro degli esteri francese Robert Schuman e Jean Monnet, che fu il maggior ispiratore della “Dichiarazione Schuman” del 9 maggio 1950: “L'unione delle nazioni esige l'eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l'azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l'azione su un punto limitato ma decisivo”.

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Mercoledì, 25 Novembre 2020 12:40

Il NEMICO NON E’ ALLE PORTE

 

Il progetto europeo, da sempre oggetto di attacchi esterni, rischia una delegittimazione interna sul terreno di un principio fondamentale delle democrazie occidentali: lo stato di diritto. È un capitolo nevralgico quello che ci ha offerto l’Europa in questi giorni, con il veto di Ungheria e Polonia al prossimo bilancio europeo e al conseguente accesso ai fondi del Next Generation Eu (o Recovery Fund).

 

I due Paesi vogliono imporre che non si subordini l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto. Potrebbe sembrare surreale ad un cittadino italiano, francese o tedesco perché questo principio è consolidato. Ma in questi giorni abbiamo avuto la rappresentazione plastica di come per alcuni Paesi un principio di tale portata non solo non è scontato ma viene persino rifiutato.

L’Ungheria e la Polonia con il loro veto stanno facendo pesare la loro posizione perché la decisione deve essere presa all’unanimità. Le diplomazie europee si stanno già muovendo per adottare un compromesso che non faccia apparire nessuna delle due parti in una posizione di arretramento rispetto a quella iniziale. Attendendo l’esito di questo ennesimo braccio di ferro in seno all’Unione, che segue quello poco edificante avvenuto tra Paesi rigoristi e mediterranei per il Recovery Fund, sarebbe necessaria una riflessione che vada oltre gli aspetti economici e che molti analisti hanno sottolineato in questi

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In questo periodo in cui il Covid19 ha monopolizzato ogni forma di informazione e comunicazione, alcuni giornali e notiziari hanno segnalato che in diverse aree del globo i valori di inquinamento ed emissioni (tecnicamente GHG – greenhouse gas emissions al 75/80% ossido di carbonio) hanno, per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009, registrato sensibili riduzioni. Le severe restrizioni alle attività industriali, a viaggi e spostamenti sono la principale causa; non dobbiamo altresì sottovalutare l’andamento delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali.

Esperti ed analisti di mercato si interrogano, esprimono opinioni, redigono studi e report:

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Domenica, 29 Marzo 2020 15:36

L’UNIONE EUROPEA AL BIVIO

 

Ogni crisi impone la necessità di un cambiamento e la capacità di dare risposte. Finita l’emergenza sanitaria, tutti noi saremo chiamati a fronteggiare una profonda crisi economica, che necessita di risposte efficaci e adeguate.

In una recente intervista rilasciata al FT, Mario Draghi ha dichiarato che “Bisogna agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa più profonda da una pletora di valori predefiniti che lasciano danni irreversibili”. Draghi non usa mezzi termini: si deve agire subito per sostenere il settore privato e per farlo bisogna utilizzare la spesa pubblica finanziata con il debito pubblico.

L’aumento del debito pubblico, quindi, per evitare il collasso economico. Le banche dovranno essere messe in condizione di concedere prestiti a tasso zero alle società disposte a salvare i posti di lavoro.

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